ACTA BENEDICTI PP. XVI

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 Acta Benedicti Pp. XVI 359

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 Congregatio pro Ecclesiis Orientalibus 361

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale362

 Congregatio pro Episcopis 363

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale364

 Diarium Romanae Curiae 365

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale366

 Diarium Romanae Curiae 367

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Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale336

del Signore », che l'Apostolo aveva trasmesso e insegnato, ma che rischiavano

di perdersi. Il Vangelo invece è il racconto del miracolo dei pani e dei pesci,

nella redazione di san Luca: un segno attestato da tutti gli Evangelisti e che

preannuncia il dono che Cristo farà di se stesso, per donare all'umanità la vita

eterna. Entrambi questi testi mettono in risalto la preghiera di Cristo, nel-

l'atto dello spezzare il pane. Naturalmente c'è una netta differenza tra i due

momenti: quando divide i pani e i pesci per le folle, Gesù ringrazia il Padre

celeste per la sua provvidenza, confidando che Egli non farà mancare il cibo

per tutta quella gente. Nell'Ultima Cena, invece, Gesù trasforma il pane e il

vino nel proprio Corpo e Sangue, affinché i discepoli possano nutrirsi di Lui e

vivere in comunione intima e reale con Lui.

La prima cosa che occorre sempre ricordare è che Gesù non era un sacer-

dote secondo la tradizione giudaica. La sua non era una famiglia sacerdotale.

Non apparteneva alla discendenza di Aronne, bensı̀ a quella di Giuda, e

quindi legalmente gli era preclusa la via del sacerdozio. La persona e l'attività

di Gesù di Nazaret non si collocano nella scia dei sacerdoti antichi, ma piut-

tosto in quella dei profeti. E in questa linea, Gesù prese le distanze da una

concezione rituale della religione, criticando l'impostazione che dava valore ai

precetti umani legati alla purità rituale piuttosto che all'osservanza dei co-

mandamenti di Dio, cioè all'amore per Dio e per il prossimo, che, come dice il

Signore, « vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici ».4 Persino all'interno del

Tempio di Gerusalemme, luogo sacro per eccellenza, Gesù compie un gesto

squisitamente profetico, quando scaccia i cambiavalute e i venditori di ani-

mali, tutte cose che servivano per l'offerta dei sacrifici tradizionali. Dunque,

Gesù non viene riconosciuto come un Messia sacerdotale, ma profetico e

regale. Anche la sua morte, che noi cristiani giustamente chiamiamo « sacri-

ficio », non aveva nulla dei sacrifici antichi, anzi, era tutto l'opposto: l'esecu-

zione di una condanna a morte, per crocifissione, la più infamante, avvenuta

fuori dalle mura di Gerusalemme.

Allora, in che senso Gesù è sacerdote? Ce lo dice proprio l'Eucaristia.

Possiamo ripartire da quelle semplici parole che descrivono Melchisedek:

« offrı̀ pane e vino ».5 È ciò che ha fatto Gesù nell'ultima Cena: ha offerto pane

e vino, e in quel gesto ha riassunto tutto se stesso e tutta la propria missione.

In quell'atto, nella preghiera che lo precede e nelle parole che l'accompagnano

c'è tutto il senso del mistero di Cristo, cosı̀ come lo esprime la Lettera agli

4 Mc 12, 33. 5 Gen 14, 18.