ACTA BENEDICTI PP. XVI

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 Acta Benedicti Pp. XVI 355

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 Acta Benedicti Pp. XVI 357

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 Congregatio pro Episcopis 359

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale360

 Congregatio pro Episcopis 361

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale362

 Diarium Romanae Curiae 363

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale364

 Diarium Romanae Curiae 365

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Acta Benedicti Pp. XVI 313

corda - in alto i cuori! » Secondo la concezione biblica e nella visione dei

Padri, il cuore è quel centro dell'uomo in cui si uniscono l'intelletto, la vo-

lontà e il sentimento, il corpo e l'anima. Quel centro, in cui lo spirito diventa

corpo e il corpo diventa spirito; in cui volontà, sentimento e intelletto si

uniscono nella conoscenza di Dio e nell'amore per Lui. Questo « cuore » deve

essere elevato. Ma ancora una volta: noi da soli siamo troppo deboli per

sollevare il nostro cuore fino all'altezza di Dio. Non ne siamo in grado. Pro-

prio la superbia di poterlo fare da soli ci tira verso il basso e ci allontana da

Dio. Dio stesso deve tirarci in alto, ed è questo che Cristo ha iniziato sulla

Croce. Egli è disceso fin nell'estrema bassezza dell'esistenza umana, per ti-

rarci in alto verso di sé, verso il Dio vivente. Egli è diventato umile, dice oggi

la seconda lettura. Soltanto cosı̀ la nostra superbia poteva essere superata:

l'umiltà di Dio è la forma estrema del suo amore, e questo amore umile attrae

verso l'alto.

Il Salmo processionale 24, che la Chiesa ci propone come « canto di ascesa »

per la liturgia di oggi, indica alcuni elementi concreti, che appartengono alla

nostra ascesa e senza i quali non possiamo essere sollevati in alto: le mani

innocenti, il cuore puro, il rifiuto della menzogna, la ricerca del volto di Dio.

Le grandi conquiste della tecnica ci rendono liberi e sono elementi del pro-

gresso dell'umanità soltanto se sono unite a questi atteggiamenti - se le

nostre mani diventano innocenti e il nostro cuore puro, se siamo in ricerca

della verità, in ricerca di Dio stesso, e ci lasciamo toccare ed interpellare dal

suo amore. Tutti questi elementi dell'ascesa sono efficaci soltanto se in umiltà

riconosciamo che dobbiamo essere attirati verso l'alto; se abbandoniamo la

superbia di volere noi stessi farci Dio. Abbiamo bisogno di Lui: Egli ci tira

verso l'alto, nell'essere sorretti dalle sue mani - cioè nella fede - ci dà il

giusto orientamento e la forza interiore che ci solleva in alto. Abbiamo biso-

gno dell'umiltà della fede che cerca il volto di Dio e si affida alla verità del

suo amore.

La questione di come l'uomo possa arrivare in alto, diventare totalmente

se stesso e veramente simile a Dio, ha da sempre impegnato l'umanità. È

stata discussa appassionatamente dai filosofi platonici del terzo e quarto

secolo. La loro domanda centrale era come trovare mezzi di purificazione,

mediante i quali l'uomo potesse liberarsi dal grave peso che lo tira in basso ed

ascendere all'altezza del suo vero essere, all'altezza della divinità. Sant'Ago-

stino, nella sua ricerca della retta via, per un certo periodo ha cercato soste-

gno in quelle filosofie. Ma alla fine dovette riconoscere che la loro risposta non