ACTA BENEDICTI PP. XVI

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 Acta Benedicti Pp. XVI 427

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 Acta Benedicti Pp. XVI 429

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 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale432

 Acta Benedicti Pp. XVI 433

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale 434

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 turco:

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 Acta Benedicti Pp. XVI 439

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 Acta Benedicti Pp. XVI 441

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 Acta Benedicti Pp. XVI 443

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 Acta Benedicti Pp. XVI 445

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale446

 Congregatio de Causis Sanctorum 447

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale448

 Congregatio de Causis Sanctorum 449

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale450

 Congregatio de Causis Sanctorum 451

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale452

 Congregatio de Causis Sanctorum 453

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale454

 Congregatio de Causis Sanctorum 455

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale456

 Diarium Romanae Curiae 457

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale458

 Diarium Romanae Curiae 459

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale460

 Diarium Romanae Curiae 461

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale462

Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale424

caratteristica essenziale del vero pastore che è Lui stesso: quella del « dare la

propria vita ». Lo ripete tre volte, e alla fine conclude dicendo: « Per questo il

Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno

me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di

riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre

mio ».13 È questo chiaramente il tratto qualificante del pastore cosı̀ come Gesù

lo interpreta in prima persona, secondo la volontà del Padre che lo ha man-

dato. La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il com-

pito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa

funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacri-

ficale, nell'offerta della vita. Si realizza, in una parola, nel mistero della

Croce, cioè nel supremo atto di umiltà e di amore oblativo. Dice l'abate

Teodoro Studita: « Per mezzo della croce noi, pecorelle di Cristo, siamo stati

radunati in un unico ovile e siamo destinati alle eterne dimore ».14

In questa prospettiva orientano le formule del Rito dell'Ordinazione dei

Presbiteri, che stiamo celebrando. Ad esempio, tra le domande che riguarda-

no gli « impegni degli eletti », l'ultima, che ha un carattere culminante e in

qualche modo sintetico, dice cosı̀: « Volete essere sempre più strettamente

uniti a Cristo sommo sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre

per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli

uomini? ». Il sacerdote è infatti colui che viene inserito in un modo singolare

nel mistero del Sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per

prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al

Sacramento dell'Ordine, chiede di diventare « sempre più stretta » per la ge-

nerosa corrispondenza del sacerdote stesso. Per questo, cari Ordinandi, tra

poco voi risponderete a questa domanda dicendo: « Sı̀, con l'aiuto di Dio, lo

voglio ». Successivamente, nei Riti esplicativi, al momento dell'unzione cri-

smale, il celebrante dice: « Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato

in Spirito Santo e potenza, ti custodisca per la santificazione del suo popolo e

per l'offerta del sacrificio ». E poi, alla consegna del pane e del vino: « Ricevi le

offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che

farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di

Cristo Signore ». Risalta con forza che, per il sacerdote, celebrare ogni giorno

la Santa Messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere

una missione che coinvolge interamente e profondamente l'esistenza, in

13 Gv 10, 17-18. 14 Discorso sull'adorazione della croce: PG 99, 699.