ACTA BENEDICTI PP. XVI

 Tigiuanaënsem, Leonensem, Tulancingensem et Tuxtlensem dioeceses ad gra-

 Acta Benedicti Pp. XVI 59

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 Acta Benedicti Pp. XVI 61

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 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale78

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 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale88

 Acta Benedicti Pp. XVI 89

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale90

 Acta Benedicti Pp. XVI 91

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale92

 Acta Benedicti Pp. XVI 93

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale94

 Congregatio pro Episcopis 95

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale96

 Congregatio pro Gentium Evangelizatione 97

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale98

 Congregatio pro Gentium Evangelizatione 99

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale100

 Diarium Romanae Curiae 101

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale102

 Diarium Romanae Curiae 103

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale104

Acta Benedicti Pp. XVI 61

della salvezza. Nella prima Lettura abbiamo ascoltato il profeta, ispirato da

Dio, contemplare Gerusalemme come un faro di luce, che, in mezzo alle

tenebre e alle nebbie della terra, orienta il cammino di tutti i popoli. La gloria

del Signore risplende sulla Città santa e attira innanzitutto i suoi figli depor-

tati e dispersi, ma insieme anche le nazioni pagane, che da ogni parte vengono

a Sion come ad una patria comune, arricchendola con i loro beni.1 Nella

seconda Lettura ci è stato riproposto quanto l'apostolo Paolo scriveva agli

Efesini, che cioè proprio il convergere di Giudei e Gentili, per iniziativa

amorevole di Dio, nell'unica Chiesa di Cristo era « il mistero » manifestato

nella pienezza del tempo, la « grazia » di cui Dio lo aveva fatto ministro.2

Tra poco nel Prefazio canteremo: « Oggi in Cristo luce del mondo / Tu hai

rivelato ai popoli il mistero della salvezza ».

Sono trascorsi venti secoli da quando tale mistero è stato rivelato e rea-

lizzato in Cristo, ma esso non è ancora giunto al suo compimento. L'amato

Predecessore Giovanni Paolo II, aprendo la sua Enciclica sulla missione della

Chiesa, ha scritto che « al termine del secondo millennio uno sguardo d'insie-

me all'umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi ».3 Sorgono allora

spontanee alcune domande: in che senso, oggi, Cristo è ancora lumen gentium,

luce delle genti? A che punto sta - se cosı̀ si può dire - questo itinerario

universale dei popoli verso di Lui? È in una fase di progresso o di regresso? E

ancora: chi sono oggi i Magi? Come possiamo interpretare, pensando al mon-

do attuale, queste misteriose figure evangeliche? Per rispondere a tali inter-

rogativi, vorrei tornare a quanto i Padri del Concilio Vaticano II ebbero a

dire al riguardo. E mi piace aggiungere che, subito dopo il Concilio, il Servo di

Dio Paolo VI, proprio quarant'anni or sono, precisamente il 26 marzo 1967,

dedicò allo sviluppo dei popoli l'Enciclica Populorum progressio.

In verità, tutto il Concilio Vaticano II fu mosso dall'anelito di annunciare

all'umanità contemporanea Cristo, luce del mondo. Nel cuore della Chiesa, a

partire dal vertice della sua gerarchia, emerse impellente, suscitato dallo

Spirito Santo, il desiderio di una nuova epifania di Cristo al mondo, un mondo

che l'epoca moderna aveva profondamente trasformato e che per la prima

volta nella storia si trovava di fronte alla sfida di una civiltà globale, dove il

centro non poteva più essere l'Europa e nemmeno quelli che chiamiamo

1 Cfr Is 60, 1-6. 2 Cfr Ef 3, 2-3a.5-6. 3 Redemptoris missio, 1.