ACTA BENEDICTI PP. XVI

 Tigiuanaënsem, Leonensem, Tulancingensem et Tuxtlensem dioeceses ad gra-

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 Congregatio pro Gentium Evangelizatione 97

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale98

 Congregatio pro Gentium Evangelizatione 99

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 Diarium Romanae Curiae 101

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale102

 Diarium Romanae Curiae 103

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Acta Benedicti Pp. XVI 69

sordi e fa parlare i muti »,1 tema biblico proposto dalle Comunità cristiane del

Sud Africa. Le situazioni di razzismo, di povertà, di conflitto, di sfruttamen-

to, di malattia, di sofferenza, nelle quali esse si trovano, per la stessa impos-

sibilità di farsi comprendere nei propri bisogni, suscitano in loro un acuta

esigenza di ascoltare la parola di Dio e di parlare con coraggio. Essere sordo-

muto, non poter cioè né ascoltare né parlare, non può infatti essere un segno

di mancanza di comunione e un sintomo di divisione? La divisione e l'in-

comunicabilità, conseguenza del peccato, sono contrarie al disegno di Dio.

L'Africa ci ha offerto quest'anno un tema di riflessione di grande impor-

tanza religiosa e politica, perché « parlare » e « ascoltare » sono condizioni

essenziali per costruire la civiltà dell'amore.

Le parole «Fa udire i sordi e fa parlare i muti » costituiscono una buona

notizia, che annuncia la venuta del Regno di Dio e la guarigione dalla inco-

municabilità e dalla divisione. Questo messaggio si ritrova in tutta la predi-

cazione e l'opera di Gesù, il quale attraversava villaggi, città e campagne, e

dovunque giungeva « ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di

potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guari-

vano ».2 La guarigione del sordomuto, su cui abbiamo meditato in questi

giorni, avviene mentre Gesù, lasciata la regione di Tiro, si dirige verso il lago

di Galilea, attraversando la cosiddetta «Decapoli », territorio multi-etnico e

plurireligioso.3 Una situazione emblematica anche per i nostri giorni. Come

altrove, pure nella Decapoli presentano a Gesù un malato, un uomo sordo e

difettoso nel parlare (locika* kom) e lo pregano di imporgli le mani, perché lo

considerano un uomo di Dio. Gesù conduce il sordomuto lontano dalla folla, e

compie dei gesti che significano un contatto salvifico - pone le dita nelle

orecchie, tocca con la propria saliva la lingua del malato -, e poi, volgendo lo

sguardo al cielo, comanda: « Apriti! ». Pronuncia questo comando in aramaico

(«Effatà »), verosimilmente la lingua delle persone presenti e dello stesso sor-

domuto, espressione che l'evangelista traduce in greco (diamoi* vhgsi). Le orec-

chie del sordo si aprirono, si sciolse il nodo della sua lingua: « e parlava

correttamente » (o\ qhx& |). Gesù raccomanda che non si dica nulla del mira-

colo. Ma più lo raccomandava, « più essi ne parlavano ».4 Ed il commento

1 Mc 7, 37. 2 Mc 6, 56. 3 Cfr Mc 7, 31. 4 Mc 7, 36.