professionem. Expleto praescripto curriculo, ordinationem suscepit sacerdo-
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cezione della vita di ampi settori della società. Il passato appare, cosı̀, solo
infatti che la Chiesa possa trarre ispirazione nelle sue scelte attingendo al suo
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passo per passo negli incontri concreti con i giovani: guidarli al dialogo con
Gesù nella preghiera, nella lettura della Sacra Scrittura - la lettura comune
soprattutto ma anche personale - e nella vita sacramentale. Sono tutti passi
per rendere presenti queste esperienze nella vita professionale, anche se il
contesto spesso è segnato dalla piena assenza di Dio e dalla apparente im-
possibilità di vederlo presente. Ma proprio allora, attraverso la nostra vita e
la nostra esperienza di Dio, dobbiamo cercare di far entrare anche in questo
mondo lontano da Dio la presenza di Cristo.
La sete di Dio c'è. Ho avuto poco tempo fa la vista ad limina di vescovi di
un paese dove più del cinquanta per cento si dichiara ateo o agnostico. Ma mi
hanno detto: in realtà tutti hanno sete di Dio. Nascostamente esiste questa
sete. Perciò prima cominciamo noi, con i giovani che possiamo trovare. For-
miamo comunità nelle quali si riflette la Chiesa, impariamo l'amicizia con
Gesù. E cosı̀, pieni di questa gioia e di questa esperienza, possiamo anche oggi
rendere presente Dio in questo nostro mondo.
(Don Pietro Riggi, salesiano del Borgo Ragazzi). Santo Padre, lavoro in un
oratorio e in un centro di accoglienza per minori a rischio. Le volevo chiedere: il
25 marzo 2007 lei ha fatto un discorso a braccio, lamentandosi come oggi si parli
poco dei Novissimi. In effetti, nei catechismi della CEI usati per l'insegnamento
della nostra fede ai ragazzi di confessione, comunione e cresima, mi sembra che
siano omesse alcune verità di fede. Non si parla mai di inferno, mai di purga-
torio, una sola volta di paradiso, una sola volta di peccato, soltanto il peccato
originale. Mancando queste parti essenziali del credo, non le sembra che crolli il
sistema logico che porta a vedere la redenzione di Cristo. Mancando il peccato,
non parlando di inferno, anche la redenzione di Cristo viene a essere sminuita.
Non le sembra che sia favorita la perdita del senso del peccato e quindi del
sacramento della riconciliazione e la stessa figura salvifica, sacramentale del
sacerdote che ha il potere di assolvere e di celebrare in nome di Cristo? Oggi
purtroppo anche noi sacerdoti, quando nel Vangelo si parla di inferno, dribblia-
mo il Vangelo stesso. Non se ne parla. O non sappiamo parlare di paradiso. Non
sappiamo parlare di vita eterna. Rischiamo di dare alla fede una dimensione
soltanto orizzontale oppure troppo distaccata, l'orizzontale dal verticale. E questo
purtroppo nella catechesi ai ragazzi, se non nell'iniziativa dei parroci, nella
struttura portante, viene a mancare. Se non sbaglio, quest'anno ricorre anche il
venticinquesimo anniversario della consacrazione della Russia al Cuore imma-
colato di Maria. Per l'occasione non si può pensare di rinnovare solennemente
questa consacrazione per il mondo intero? È crollato il muro di Berlino ma vi
sono tanti muri di peccato che devono crollare ancora: l'odio, lo sfruttamento, il